Chapeau. Anche Pepito si inchina allo strapotere inglese. Tre folgori illuminano la notte londinese e affondano un modesto Villarreal. Il “Sottomarino giallo”, speronato dalle cannonate di Walcott, Adebayor e Van Persie, cola a picco senza opporre resistenza. L’agognata rivincita della semifinale del 2006 si tramuta in un nuovo incubo. Almeno la truppa capitanata da Riquelme seppe spaventare i Gunners. Quella scesa in campo stasera è sembrata una sbiadita controfigura, nè carne nè pesce. Nel computo dei 180′ (all’andata 1-1) gli uomini di Wenger hanno strameritato l’accesso alle semifinali, mostrando un’intelaiatura di gioco e una maturità nettamente superiori all’avversario. La Roma dovrebbe mordersi le mani: con maggiore fortuna e freddezza forse oggi starebbe festeggiando l’ingresso nell’Olimpo delle migliori squadre europee.
LA PARTITA: Emirates Stadium gremito. L’Arsenal si presenta con un reparto arretrato a dir poco improvvisato, privo di Almunia, Gallas, Clichy, Sagna e Djorou. Giocano il redivivo Silvestre e il giovanissimo Gibbs. In avanti Van Persie, Walcott e Nasri dietro il cannoniere Adebayor. Il Villarreal deve fare a meno del geometra Senna e la sua assenza peserà parecchio. Pellegrini punta su Mati Fernandez e Cani, con Pires tra le linee e Rossi unica punta. La squadra di casa parte subito forte, dimostrando di non voler solo gestire l’esiguo vantaggio accumulato al Madrigal. Soliti rapidi fraseggi e manovra fluida, sfruttando la serata di grazia di Ebouè e soprattutto di Walcott, incontenibile sulla corsia destra. Infatti, dopo l’incornata di Van Persie terminata alta, è proprio “The tiger” a sbloccare il risultato al 10′. Azione avviata da Ebouè, servizio per Fabregas che di tacco fa sfilare verso Walcott. Il gioiellino della nazionale inglese sfugge a Capdevila, s’incunea in area da destra e con un lob delizioso scavalca Diego Lopez in uscita. Il Villarreal è imbambolato, Pires è un fantasma e Rossi predica nel deserto. Ci si attende una reazione, ma gli spagnoli in 45′ producono solo due velleitari colpi di testa di Godin, peraltro su calci piazzati. Il Sottomarino fa acqua da tutte le parti e a dirigere lo spettacolo circense è l’inguardabile centrale Gonzalo. I Gunners giocano sul velluto ma peccano di cinismo. Al 25′ Pires salva goffamente sulla linea il tap-in di Adebayor, dopo una punizione di Van Persie respinta da Lopez. Ancora il togolese, sul finire della prima frazione, non è lesto ad approfittare di un’indecisione difensiva degli ospiti.
Al rientro dagli spogliatoi, i Canarini abbandonano la gabbia ed escono finalmente allo scoperto. Si verifica l’opposto della gara d’andata, dove fu l’Arsenal a venir fuori nella ripresa. Nel primo quarto d’ora il Villarreal stringe d’assedio la metà campo biancorossa, il possesso palla è più diligente, ma le occasioni continuano a latitare. La scelta di Pellegrini di lasciare in panchina Ibagaza e Nihat non paga, Rossi è troppo solo contro l’arcigna difesa inglese. Il lento risveglio dei gialli è però improvvisamente annullato da una splendida ripartenza della compagine londinese. Numero di Fabregas a centrocampo, tocco a Van Persie che si accentra e taglia dentro per Adebayor. Gonzalo gli concede troppo spazio, l’attaccante controlla e infila di esterno destro l’incolpevole Lopez. Ottava rete in Champions quest’anno. Come al Madrigal il togolese è stato ai margini dell’incontro per 60′ , aspettando il momento giusto per sfoderare la giocata decisiva. 2-0, mezzora alla fine. Il Villarreal non ci crede più, forse non ci ha mai creduto. Ma anche l’arbitro vuole ergersi a protagonista e al minuto 24 decide di sbriciolare definitivamente le illusioni degli ospiti: fallo dubbio di Godin su Walcott, rigore e successiva espulsione di Eguren per proteste (doppia ammonizione). C’è gloria anche per Van Persie, 3-0 e pratica archiviata. Il resto è pura accademia.
I Gunners volano in semifinale e sarà un derby tutto da vivere quello contro il Manchester. I ragazzi terribili di Wenger hanno manifestato in questi quarti un’eccellente vigoria e un’inattesa capacità di gestire i momenti cruciali. Le sorprese sono dietro l’angolo, i campioni in carica non sono invincibili.
Ivan De Vita
Ripetere la grande prestazione dell’andata, sperare che il Manchester non si svegli dall’appannamento dell’ultimo mese, riporarsi sotto l’ala benevola della buona sorte. Gli uomini di Ferreira si augurano che queste tre condizioni si verifichino stasera al Do Dragao. Se così sarà per i portoghesi si spalancheranno le porte della semifinale di Champions. A patto però che nessuna delle 3 condizioni escluda l’altra, perchè in uno di questi casi i destini della sfida potrebbero inevitabilmente prendere la via di Manchester. Impossibile fare della percentuali o sbilanciarsi su chi sia la favorita, tutto è possibile in questo quarto attesissimo. Il Porto ha dalla sua, oltre che il pubblico e i 2 gol segnati in trasferta, la storia. Nessuna squadra inglese è mai riuscita a vincere sul suo campo. Inoltre le doti messe in mostra ad Old Trafford, in grado di mettere sotto i campioni in carica per buona parte dell’incontro, potrebbero giocare un ruolo importante dal punto di vista psicologico. Anche l’apparente incrollabile fiducia di Ferguson pare infatti minata dal 2-2 rimediato 15 giorni fa. Nonostante ciò il pluridecorato tecnico dei Red Devilds ha palesato la certezza che alla fine a passare saranno i suoi uomini. E visto che la tenuta difensiva ha preoccupato non poco gli inglesi, Ferguson ripone molte speranze nel ritorno di Ferdinand, assente all’andata. Rispetto a quella gara le altre novità dovrebbero essere Giggs e Berbatov rispettivamente al posto di Fletcher e Park, con il bulgaro schierato unica punta nel 4-2-3-1. Il Porto, per bocca del suo tecnico, non potrà che riprovare a giocare la partita di Manchester. Sia perchè ha messo in grande difficoltà i rivali, sia perchè attaccare e tenere i ritmi alti con il palleggio è l’unico modo che gli uomini di Ferreira conoscono per giocare qualunque tipo di partita. Per questo i padroni di casa confermeranno in blocco la formazione dell’andata. Fischio d’inizio alle 20.45, arbitrerà lo svizzero Busacca.
70000. Se fossero i metri di una montagna da scalare, raggiungere la vetta sarebbe un’impresa improba. Sono, invece, i ruggiti che attendono questa sera all’Emirates Stadium di Londra il Villarreal di Giuseppe Rossi. La sfida è comunque ardua, ma vietato intimorirsi, sarebbe una condanna a morte anticipata. E i Canarini non vorrano certo rimetterci le penne senza lottare. Certo è che i numeri dell’Arsenal provocano solo brividi: 23 gare ufficiali senza sconfitte tra le mura amiche; nessuna rete subita in casa in questa edizione della Champions League; nonchè 18 risultati utili consecutivi. I Gunners vantano dunque un fortino inespugnabile. Il vento soffia forte dalla loro parte, se si pensa anche la prodezza di Adebayor in quel del Madrigal, che ha affievolito il desiderio di vendetta maturato dagli spagnoli negli ultimi tre anni. L’odore di una nuova beffa targata Wenger diviene sempre più acre. Ma gli uomini di Pellegrini si aggrappano al bomber tascabile made in Italy, autore di 15 reti nei 31 match disputati quest’anno tra Liga e Champions. Sarà lui a guidare il “Sottomarino giallo” negli insidiosi mari d’Oltremanica. Joe Red lo chiamavano da quelle parti, lì dove è stato coltivato ed è esploso, grazie al supporto del suo più grande estimatore, Ferguson. Con Sir Alex, però, non ha mai vissuto emozioni palpitanti come quelle che proverà nell’incontro di stasera. Torna il prode “Pepito” nelle terre inglesi. Non come sparring partner, ma da cavaliere della brigata gialla. Torna non per inchinarsi alla Corona, ma per saccheggiare. E’ lui l’orgoglio del popolo italiano, bastonato e deriso dalle corazzate anglosassoni. E in semifinale potrebbe ritrovare proprio il Manchester, “papà” Ferguson e il suo erede Macheda. Sì, proprio così. Una storia troppo simile e oltremodo irritante. Noi li snobbiamo, gli altri li coccolano e poi scorazzano per l’Europa dimenticandosi del suolo patrio. Complimenti Italia, ben ti sta!
Ultimamente si sente dire spesso che il calcio italiano sia inferiore al calcio inglese. Beh, Chelsea-Liverpool ne è stata la dimostrazione. Lasciamo da parte tatticismi e schemi, questo è calcio. Fossero state due squadre italiane probabilmente sarebbe finita al massimo 1-1: una squadra ad attendere l’altra e viceversa, più concentrate a non prendere goal che a farne. Chelsea e Liverpool invece si affrontano a viso aperto, senza timore, una goduria per gli amanti del calcio.
Dopo la pesante sconfitta casalinga dell’andata, il Liverpool cerca l’impresa nella tana dei Blues nel ritorno dei quarti di finale. I Reds si affidano alla vena realizzativa di Fernando Torres ed all’esperienza del loro uomo simbolo e capitano, Steven Gerrard. L’inglese ha saltato il match di sabato contro il Blackburn per un problema all’inguine ma lunedì si è allenato regolarmente senza avvertire dolori, quindi ci sarà. Il Chelsea parte con i favori del pronostico ma deve rinunciare al capitano Terry squalificato. Ricardo Carvalho, assente all’andata, lo sostituirà. Anche Reina, portiere del Liverpool, ammette che si tratta di un’impresa quasi impossibile ma se si pensa ai 4 goal rifilati al Manchester all’Old Trafford, allora la squadra ha il diritto di crederci. I Reds saranno costretti ad una gara offensiva sin dall’inizio, l’obbligo è segnare almeno 3 goal. Proprio per questo Hiddink non si fida degli avversari: “Ci prepariamo da professionisti perché sappiamo che il Liverpool è una squadra forte e gioca un ottimo calcio. Torres è molto pericoloso, ma ci sono diversi giocatori in grado di fare male se non li chiudiamo o perdiamo la concentrazione per un solo istante”.
Poca attesa per la sfida di stasera all’Allianz Arena valida per il ritorno dei quarti di finale della Champions League. Il 4-0 dell’andata a favore dei catalani non lascia molte possibilità ai bavaresi. Jurgen Klinsmann lo sa bene e non illude nessuno. L’inferiorità tecnica e lo straripante risultato dell’andata permetterà ai tedeschi solo di fornire una buona prestazione e di uscire dal torneo a testa alta. “All’andata abbiamo avuto troppa soggezione verso i nostri avversari” afferma Klinsmann “ma stavolta saremo più solidi e più convinti dei nostri mezzi”. In difesa torneranno Lucio e Lahm mentre in attacco sarà ancora fuori Miro Klose per problemi alla caviglia. In casa Barca invece massima tranquillità. Il tecnico Guardiola espulso all’andata guarderà la partita dalla tribuna. I blaugrana dovranno fare a meno di Thierry Henry. Al suo posto in preallarme il bielorsso Hleb. Squalificato Marquez al centro della difesa tornerà Puyol con Abidal o Sylvinho sulla sinistra. Arbitrerà l’italiano Rosetti coadiuvato dagli assistenti Ayroldi e Calcagno e dal quarto uomo De Marco.
Nella boxe capita di vedere un pugile all’angolo, stordito e sfiancato dai colpi ricevuti, mentre il pubblico non è sazio e pretende di più, il suo avversario gasato continua a colpirlo, e lui totalmente incapace di reagire, subisce, subisce e subisce, incassando ogni colpo, finché non cade a terra, sfinito. Knock out! Forse vi chiederete cosa centra la boxe con la partita di Champions del Nou Camp, ma questa è la descrizione migliore per spiegare l’umiliante sconfitta del Bayern, dove la parte del pugile stordito e sfiancato è recitata dai giocatori di Klinsmann, mentre quelli gasati e compiaciuti sono gli uomini di Guardiola. I bavaresi non sono sembrati, nemmeno per un minuto, all’altezza del loro rivale, poca tecnica, troppa confusione tattica, mancanza di idee e di gioco e soprattutto di carattere; il Barcellona, invece, ha mostrato ancora una volta di essere una squadra di un altro pianeta, con giocatori eccellenti nel possesso e nella gestione della palla, nei movimenti e nella tattica, e ancora di più nella compattezza di squadra. Klinsmann si era presentato al Nou Camp con il desiderio di provare ad ottenere un risultato positivo in vista del ritorno, ma il reparto difensivo con Oddo, Demichelis, Breno, Lell e quello si centrocampo con Hamit Altintop e Van Bommel, hanno fatto acqua da tutte le parti, come uno scolapasta, non riuscendo mai ad arginare le discese e gli attacchi degli avversari, e lasciando isolati Ribey e Toni, in balia di se stessi. La prima parte di gioco è un vero incubo per gli ospiti. Dopo solo 8 minuti il Barcellona è giá in vantaggio, Eto’o riceve palla al limite dell’area, i difensori corrono tutti contro di lui, mentre il camerunense con un tunnel a Lell serve Messi, che in area batte Butt, 1-0. Al 12’ il raddioppio, Messi partito sulla fascia destra, salta un avversario e serve con un passaggio filtrante Eto’o, il quale sbucato alle spalle dei difensori, in solitaria batte ancora il portiere, 2-0. Al 16’ ancora Messi punta sulla sua fascia Lell, il difensore una volta vistosi superato lo atterra, incredibilmente l’arbitro inglese ammonisce l’argentino per simulazione, mentre dalla panchina Guardiola si sbraccia e per le ripetute proteste viene espulso. Il Barcellona continua ad insistere, le occasioni si susseguono con una rapiditá incredibile: Henry, Xavi, Iniesta ed Eto’o sfiorano il goal piú volte. Al 37’ Henry, dopo aver ricuto palla al limite dell’area sinistra, con uno scatto brucia sul posto Oddo e mette in mezzo dove nella confusione fra difensori e portiere sbuca Messi, 3-0! Il pubblico è in delirio, ma ancora non è finita. Al 42’ ennesima percursione dell’indiavolato Messi, che triangola prima con Dani Alves e poi con Eto’o, da dietro interviene Van Bommel che commette fallo sull’argentino e nello stesso tempo serve involontariamente Henry, l’arbitro concede il vantaggio, e il francese con un preciso piatto destro insacca, 4-0! Il secondo tempo è totale accademia dei giocatori blaugrana, che continuano a girare la palla, far correre a vuoto gli avversari e creare giocate spettacolari, che solo grazie agli interventi di Butt e alla poca precisione non vengono realizzate. D’altra parte, il Barcellona sembra quasi non voler infierire piú di tanto su un avversario stremato e senza idee, che in tutto il match non riesce mai a rendersi pericoloso dalle parte di Valdes. Per Klinsmann una dura lezione di calcio e di spettacolo, mentre per il Bayern e per la Germania una pesante umiliazione, con la consacrazione del Barcellona di Guardiola entrato ormai nella storia del calcio moderno. La chiusura peró è dedicata a Messi, la pulce ha dimostrato ancora una volta di essere un extraterreste, di far impazzire con i suoi dribblig e le sue giocate gli avversari, mettendo il suo talendo al servizio della squadra, un fenomeno di una classe incredibile che diverte ogni volta che tocca la palla.
Perfino gli esperti e precisi bookmakers inglesi non si aspettavano questo risultato: il fortino di Anfield è stato violato dalla corazzata dei Blues. Compattezza, velocità e cinismo: queste le armi del Chelsea.
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