Marcello e Giovanni. Sfida tra due grandi uomini di calcio, due pezzi da novanta. Saggi condottieri, spesso però anche fortunati. Lippi respira ancora il dolce profumo del mondiale tedesco, strameritato perchè intascato tra mille avversità, tuttavia avvolto dal velo della buona sorte. Il Trap è un bizzarro cosmopolita, ha esportato il suo credo calcistico ovunque abbia messo piede, ma lui stesso ritiene di essere una persona fortunata nei momenti topici. Certo il tifoso azzurro non sarebbe dello stesso parere, basta far rimbalzare la mente fino ai disgraziati minuti finali contro Corea e Svezia.
Ma nella piovosa serata di Bari il fato ha deciso di invertire, seppur solo per 90′, i suoi rapporti con i due attempati ct. 1-1 , posta dimezzata, frutto però di un beffardo finale in stile Robin Hood. Premiata al passaggio dell’Ave Maria la tenacia e la fisicità degli uomini del Trap, con un’azione rocambolesca finalizzata dal sempreverde Robby Keane. Punito invece il pragmatismo (oggi inevitabile) di Lippi, vittima di una serata nata sotto una cattiva stella. L’accoglienza è, infatti, tutt’altro che benevola: il “S. Nicola” gli esprime tutta la sua amarezza per l’ennesima esclusione dell’amato Cassano, tributandogli una marea di fischi. L’allenatore viareggino conferma per 8/11 la formazione di Podgorica, con l’aggiunta di Brighi a centrocampo e rivoluzionando il tridente: Iaquinta dirottato a sinistra, Pepe a destra, con re Mida Pazzini centrale. Ma non si fa in tempo a scorgere Trapattoni e Tardelli mentre sussurrano l’inno, e l’incontro regala il primo sussulto. Solo 3′ e l’arbitro tedesco Stark estrae il cartellino rosso per una presunta gomitata di Pazzini all’esterno irlandese O’ Shea. Non sembra esserci condotta violenta, ma lo zigomo sanguinante del difensore del Manchester forse trae in inganno il direttore di gara. “Non mi aspettavo nemmeno il giallo. L’arbitro così ha falsato la partita”, ha commentato il protagonista dell’episodio. A fine gara Lippi è furibondo: “Siamo a livello di nazionali, non si può cacciare Pazzini per quel fallo. Ci lamentiamo sempre dei nostri direttori di gara ma guardate quelli stranieri”. Strada in salita, squadra risistemata con un 4-4-1. Brighi allargato sulla corsia sinistra, Pepe retrocesso sulla linea dei centrocampisti e Iaquinta libero di svariare sul fronte offensivo. Proprio l’attaccante bianconero, ormai specialista delle reti pesanti, risolleva gli animi trovando la zampata dell’1-0 al 6′, favorito dall’intesa perfetta Pirlo – Grosso. L’esterno del Lione sembra tornato, almeno per un tempo, ai fasti del mondiale: macina chilometri, spunta spesso alle spalle di O’Shea, ma spesso non è supportato dal resto della squadra. Alla mezzora, imbeccato dal solito Pirlo, pesca Pepe sul palo opposto, il quale però non sfrutta l’incertezza del portiere irlandese e scheggia il palo esterno. Il resto della prima frazione è cronaca annuciata e scivola via senza grosse emozioni. L’Italia indietreggia il raggio d’azione, tiene bassi i ritmi e tampona gli attacchi avversari mantenendosi compatta. Buona la prestazione della coppia Chiellini – Cannavaro, sicuri e spesso in anticipo su Keane e Doyle. Gli irlandesi esercitano un predominio territoriale sterile, con un possesso palla lento e prevedibile, utilizzando poco le fasce (l’assenza di McGeady ha pesato molto) e affidandosi escusivamente ai lanci lunghi. Buffon corre l’unico pericolo al 37′ su una conclusione di controbalzo dell’ala sinistra Hunt, smanacciata in corner.
Nella ripresa, il ct azzurro inserisce Palombo per Pirlo, ma la squadra comincia ad accusare la fatica dell’inferiorità numerica. Iaquinta è sempre più solo e arranca contro la possente retroguardia biancoverde, c’è maggiore distanza tra i reparti e la fase difensiva ne risente. La lucidità viene meno e si sbagliano anche facili appoggi. Il Trap sbraita dalla panchina perchè percepisce le difficoltà italiane, ma la sua compagine non sa approfittarne, non cambia mai marcia e quindi non riesce a trovare sbocchi validi. Col passare dei minuti s’intensificano le mischie in area, gli irlandesi puntano sulla forza fisica, ma in tal modo perdono il vantaggio dell’uomo in più. L’Italia soffre ma tiene, concedendo poco: Hunt chiede un rigore dopo uno scontro con Buffon al 67′, Stark sorvola; all’83′ il portierone juventino sventa un sinistro ad incrociare di Kilbane. Iaquinta e Dossena (subentrato a Pepe) potrebbero gestire meglio alcuni contropiedi, ma almeno si riesce ad allentare un po’ la pressione. La gara volge al termine, i tre punti sembrano dietro l’angolo, all’improvviso il crac. Rilancio profondo di Given, incomprensione fatale tra Chiellini e Cannavaro, sponda involontaria per Keane, che insacca agevolmente a due passi da Buffon. 1-1, è il 90′. L’Irlanda ci crede, L’Italia è in bambola. Nei minuti di recupero si rischia il tracollo in almeno un paio di convulse circostanze, dalle quali per fortuna De Rossi e compagni escono indenni. “Giocare tutta la gara in dieci non è semplice, per un’espulsione ingiustissima poi. Nell’ultimo quarto d’ora dovevamo stare più su” – afferma capitan Cannavaro – “Peccato per il gol. Dovevamo essere più furbi e buttare la palla in fallo laterale”.
La distanza di due punti dall’Irlanda resta invariata, la bramata fuga per ora è rinviata. Il prossimo impegno dell’Italia è fissato per il 5 settembre in Georgia. Prima, però, si mira a non sfigurare nella prestigiosa Confederation Cup in giugno. Per il Trap un punto d’oro e insperato, danzano i coriacei tifosi irlandesi giunti fino a Bari. Questa volta si può dire che il gatto gli è finito nel sacco!
Ivan De Vita
L’Italia senza eccellere batte la nazionale montenegrina. Un gol per tempo e una amministrazione di gara facile per gli azzurri. Il Montenegro si segnala per il gran pressing esercitato per tutta la partita, i nostri hanno risposto con una dimostrazione di palleggio (soprattutto davanti alla difesa) inconsueta per il calcio italiano. Frutto anche della forte fiducia tra i nostri giocatori. Sarà l’effetto Lippi. In un primo tempo a ritmi blandi sono stati i veterani a segnalarsi. Cannavaro si esibiva in tackle da terra che quasi costava il cartellino rosso. Andrea Pirlo seminava fiori e avversari, procurando il rigore con una insistita azione sulla fascia destra, un dribbling e il cross che il difensore avversario respingeva con la mano. Cucchiaio a fil di traversa e 1 a 0. In attacco il tridente bianconero non costruiva molto. Di Natale esce al quarto d’ora per una grave infortunio, lesione al crociato. Iaquinta merita i gradi di titolare ma non gli si presenta mai l’occasione per finalizzare. Il bravo Pepe dimostra di saper fare quel lavoro oscuro che può trasformare un 4.3.3 zemaniano in un modulo tatticamente equilibrato. Quando l’Italia tiene palla gioa a due tocchi, ma non verticalizza, giochiamo sulle ali. La ripresa è più gradevole, i nostri avversari hanno più coraggio, noi facciamo valere la migliore qualità tecnica. L’unico pericolo per noi è la voglia di non strafare. I nostri non correranno mai come gli inglesi, ma almeno dovrebbero cercare la vittoria con più intensità. Basta un lampo, Pirlo all’29 s.t. illuminava la squadra con un lancio verso Pepe, nell’area piccola passaggio per Pazzini che di testa insaccava. Periodo d’oro per il gemello del gol di Cassano. Primo gol in nazionale maggiore. Ecco le pagelle verrebbe da darle solo ai pochi che han fatto i protagonisti. Prendi Buffon che per tutto il mach non viene insidiato, si complica la vita da solo con due uscite con i pugni e poi risponde con una zampata al tentativo del centravanti montenegrino. Un gesto per entrare nella storia di una partita, per molti minuti anonima. Migliore in campo, per me, quel giovanotto di Jovetic che da solo ha dato da pensare alla nostra difesa, intortando un po’ Zambrotta e un po Fabio Grosso. Lui la partita la sentiva e come, ha trascinato i suoi, ha fatto da apri difesa in due/tre occasioni. Predica in un deserto però.
dell’Irlanda del Trap con la Bulgaria che ci proietta primi solitari a +2 su Keane e compagni. Marcello Lippi pensa soprattutto a questo quando in conferenza dice “e adesso allunghiamo”. Il pari dell’Irlanda non lo esalta perchè sa che da gran conoscitore di calcio il Trap mercoledi venderà cara la pelle. Alcune note sugli azzurri: per Di Natale lesione parziale del legamento crociato anteriore e una distrazione di primo grado del legamento collaterale interno del ginocchio sinistro.Per lui fine stagione a rischio . Applausi per Pirlo e il suo cucchiaio stile Totti e per Pazzini che all’esordio ha subito timbrato il cartellino con un gol da centravanti puro. Infine Chiellini che ieri sera era stato colpito al naso già fratturato. I controlli medici hanno escluso problemi dunque il centrale bianconero sarà regolarmente in campo a Bari.
Vigilia tranquilla quella degli azzurri che si apprestano all’importante gara di stasera in Montenegro. Arrivata ieri a Podgorica la Nazionale ha svolto questa mattina la rifinitura prima di scendere in campo in serata. Nessuna sorpresa, come prevedibile, dovrebbe esserci tra gli 11 titolari. Il commissario tecnico Marcello Lippi ha consegnato le pettorine a coloro che formeranno la squadra anti-Montenegro ovvero: Buffon tra i pali, Zambrotta, Cannavaro, Chiellini e Grosso in difesa, Pirlo, De Rossi e la novità Palombo a centrocampo e il tridente bianconero Quagliarella, Iaquinta e Di Natale in attacco. Schieramento aggressivo quello del ct, con 3 punte pure a cercare i gol decisivi per la qualificazione. I “nuovi” Motta e Pazzini invece partiranno dalla panchina. Da segnalare anche l’incontro avvenuto stamane tra Marcello Lippi e Dejan Savicevic, già campione del Milan e adesso presidente della federazione calcio montenegrina. Arbitrerà l’incontro l’inglese Atkinson.
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